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IN ODONTOIATRIA

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Studi Mazzei & Collaboratori

La gnatologia è la branca dell’odontoiatria che studia i reciproci rapporti spaziali tra le arcate dentarie e che si prefigge di ripristinare la corretta relazione tra le ossa mascellari nel caso in cui sussista una malocclusione.

Sono queste le situazioni in cui, l’alterato rapporto intermascellare, dato dall’ingranaggio delle arcate dentarie, condiziona le strutture scheletriche, muscolari e tendinee in distretti, sia prossimi che lontani da quest’area di interferenza.

L’alterato rapporto tra le arcate può essere primariamente causa di disturbi all’articolazione temporo-mandibolare, che rappresenta l’asse cerniera nei movimenti della masticazione, manifestandosi con click, scrosci o rumori vari.

Questi sono sintomi di una malposizione dinamica del disco articolare, che possono degenerare fino al totale blocco dell’articolazione allorquando avvenga una dislocazione integrale del disco senza possibilità di ricattura nella fisiologica sede, condizione definita “locking” e che può impedire l’apertura e/o la chiusura della bocca associata a dolore intenso nei normali movimenti.

I sintomi di questa patologia sono tipicamente associati a emicranie e cefalee muscolo-tensive , tuttavia i meccanismi di compenso dell’organismo che si vengono a instaurare, possono portare nel medio-lungo periodo a ulteriori disturbi di tipo discendente.

Questi inoltre possono includere cervicalgie, dolori articolari al distretto dorsale, lombare, alle anche e alle ginocchia, formicolii agli arti per compressione dei nervi del rachide o combinazioni delle stesse.

La diagnosi della patologia inerente alla gnatologia si avvale di esami strumentali e dell’osservazione clinica.

I primi sono rappresentati dall’elettromiografia che registra e compara la condizione di stress relativa alle coppie dei muscoli masticatori; dalla diagnostica per immagini di primo livello come l’ortopanoramica, la condilografia e la stratigrafia, ovvero immagini radiografiche atte a osservare la posizione dei capi articolari in relazione tra loro. Infine la diagnostica di secondo livello, rappresentata dalla risonanza magnetica che, come esame elettivo, consente la diretta visualizzazione del disco all’interno della capsula articolare in rapporto ai capi ossei nelle diverse condizioni di apertura e la sua eventuale dislocazione.

La terapia elettiva per questa patologia si avvale principalmente di dispositivi atti a ripristinare la corretta relazione scheletrica tra mandibola e mascella al fine di ricreare il fisiologico spazio di alloggiamento del disco e permettendo così una corretto ripristino della funzionalità articolare.

Il bite o placca di svincolo occlusale è il sistema universalmente utilizzato al fine di eliminare l’ingranaggio occlusale, correggendo la malocclusione e consentendo alla mandibola di riposizionarsi in una corretta relazione rispetto al mascellare superiore. Terapie di supporto al riequilibrio generale, quali la TENS, possono agevolare il reset del sistema neuro-muscolare, facilitando un riallineamento dei segmenti scheletrici e annullando quindi le contrazioni e gli stiramenti muscolo-tendinei che ne sono la causa.

Resta sottinteso che la condizione di benessere offerta dal bite è, e resta condizionata dal suo mantenimento in bocca, poiché alla sua rimozione le arcate dentarie torneranno a posizionarsi in ingranaggio tra loro tornando a ricreare le condizioni di tenso-contrazione che hanno generato i disturbi. Condizione essenziale per la guarigione totale e non solo sintomatica è la modifica dell’occlusione tramite una terapia ortodontica o attraverso degli intarsi occlusali; entrambe le terapie si prefiggono di modificare la posizione delle arcate in modo permanente risolvendo così in modo definitivo la posizione anatomicamente errata delle ossa mascellari.

Il trattamento del Bruxismo.

Il bruxismo è considerato una parafunzione, ovvero un movimento non utile ad alcuno scopo, che non rientra nelle normali e fisiologiche funzioni della bocca e consiste nella consuetudine di stringere, digrignare o serrare  i denti.

Il bruxismo si manifesta per lo più durante il sonno e generalmente ricorre in periodi di particolare stress e tensione.

Il paziente affetto da bruxismo di solito non avverte nessun disturbo al risveglio, tranne nei casi di bruxismo intenso in cui si può avvertire una sensazione di indolenzimento dei muscoli masticatori e del collo, e proprio per questo la maggior parte dei soggetti  non ne è consapevole di esserne affetta.

Il digrignamento dura circa 5-10 secondi e può ricorrere anche durante le ore del giorno.

Si tratta di un fenomeno che sta registrando una rapida diffusione soprattutto negli ultimi anni ma che presenta dei fattori eziologici  non ancorra ben noti: la sua origine sembra essere per lo più di natura psicologica, infatti gran parte dei soggetti bruxisti presenta stati psicopatologici alterati (tensione emotiva, stress, aggressività). Una certa predisposizione familiare non è da escludere completamente, anche se la presenza di malformazioni mandibolari o problemi d’occlusione dentaria si ritiene essere la maggiore causa del fenomeno.

Il bruxismo causa danni notevoli a molte strutture dell’organismo, quindi non soltanto ai denti, ma anche ai loro tessuti di supporto, cioè l’osso dei mascellari e le gengive, a tutti i muscoli che interessano la masticazione, ai muscoli del collo e della schiena e infine alle articolazioni temporomandibolari.

Per quanto riguarda le alterazioni dei denti, queste afferiscono alla perdita di dimensione verticale e dello strato di smalto, con conseguente vulnerabilità all’insorgere delle carie e spesso di esposizione della dentina, il che ne velocizza ulteriormente l’erosione.

L’impatto sulla muscolatura masticatoria, invece, è dovuto alla sua sovrattività e al poco tempo di cui dispone per rilassarsi; i muscoli masticatori, infatti, dovrebbero essere attivi per circa 1 o 2 ore al giorno esercitando la loro funzione solo durante i pasti, la deglutizione e mentre si parla, restando a riposo durante il resto della giornata.

Questo eccesso di attività che il bruxismo comporta crea forze che vengono scaricate sulle articolazioni temporomandibolari, che ne causano infiammazione e conseguente dolore oltre a causare rischio di dislocazioni del disco articolare con conseguente disfunzione, come schiocchi articolari nei movimenti di apertura e chiusura della bocca, deviazioni o limitazione nell’apertura.

L’affaticamento che provoca il bruxismo si può estendere anche ai muscoli delle spalle e del collo, dando origine a forme di mal di testa, soprattutto al risveglio.

Per ovviare ai danni provocati dal bruxismo vengono prodotti dei dispositivi in resina personalizzati, detti bite, tramite rilevazione delle impronte, che distribuiscono i contatti dei denti con il bite riducendo la forza con cui la persona stringe, serra e digrigna i denti; si ovvia così alle lesioni causate alle strutture della bocca, favorendo il rilassamento dei muscoli masticatori.

Posturologia e gnatologia.