Cos'è la parodontologia
La parodontologia è la branca dell’odontoiatria che si occupa della prevenzione, diagnosi e cura delle malattie che colpiscono il parodonto: gengive, osso alveolare, legamento parodontale e cemento radicolare.
Quando questi tessuti si deteriorano, il dente perde progressivamente il proprio supporto. La parodontologia interviene per bloccare questa progressione e stabilizzare la salute del cavo orale nel lungo periodo.
Malattie parodontali più comuni
Le malattie parodontali si dividono in due categorie principali: gengivite (reversibile) e parodontite (con danno osseo progressivo).
La distinzione determina il tipo di trattamento necessario e la prognosi del paziente.
Gengivite
La gengivite è l’infiammazione limitata alle gengive, senza coinvolgimento dell’osso.
È completamente reversibile con igiene professionale e miglioramento delle abitudini domiciliari.
Se non trattata, può evolvere in parodontite. Approfondisci cause, sintomi e rimedi nella nostra guida completa: Gengivite: cause, sintomi e come curarla.
Parodontite lieve e moderata
Nella parodontite, l’infiammazione raggiunge il tessuto osseo. Si formano tasche parodontali, spazi patologici tra gengiva e radice, dove i batteri proliferano in profondità.
Nella forma lieve la perdita ossea è contenuta. In quella moderata, le tasche raggiungono 4–6 mm e il supporto osseo risulta già compromesso in modo rilevante.
Parodontite grave e aggressiva
La parodontite grave comporta tasche superiori a 6 mm, perdita ossea significativa e, nei casi avanzati, mobilità dentale. La forma aggressiva progredisce rapidamente, spesso in soggetti giovani.
Entrambe richiedono trattamento specialistico. Senza terapia, il rischio di perdita del dente è concreto. Leggi la guida dedicata: Parodontite: cos’è e come si cura.
Sintomi e segnali da non ignorare
Molti pazienti non avvertono dolore nelle fasi iniziali: per questo la malattia parodontale viene spesso definita “silenziosa.”
Riconoscere i sintomi precoci consente di intervenire prima che si verifichino danni permanenti.
I segnali più frequenti:
- Gengive che sanguinano durante lo spazzolamento o l’uso del filo interdentale
- Recessione gengivale, con radici esposte e denti che sembrano più lunghi
- Alito persistente che non migliora con l’igiene quotidiana
- Sensibilità al freddo e al caldo nelle zone con gengive retratte
- Mobilità dentale o cambiamenti nella posizione dei denti
- Pus tra gengiva e dente, segnale di infezione attiva
Per approfondire: Recessione gengivale | Alitosi e parodontite
Cause e fattori di rischio della parodontite
La causa primaria è l’accumulo di placca batterica non rimossa correttamente. I batteri anaerobi producono tossine che scatenano una risposta infiammatoria che, nel tempo, danneggia i tessuti stessi.
Alcuni fattori aumentano significativamente la vulnerabilità:
| Fattore di rischio | Effetto sul parodonto |
|---|---|
| Fumo | Riduce la risposta immunitaria locale e maschera il sanguinamento |
| Diabete non controllato | Aumenta la suscettibilità alle infezioni batteriche |
| Predisposizione genetica | Modifica la risposta infiammatoria individuale |
| Stress cronico | Abbassa le difese immunitarie generali |
| Farmaci (es. calcioantagonisti) | Possono causare iperplasia gengivale |
| Igiene orale insufficiente | Favorisce l’accumulo di placca e tartaro |
Approfondisci: Fumo e denti | Diabete e salute orale
Come si diagnostica la malattia parodontale
La diagnosi è clinica e strumentale. Il parodontologo valuta i tessuti molli e duri attraverso due esami principali, complementari tra loro.
Sondaggio parodontale
Con una sonda millimetrata, il clinico misura la profondità delle tasche in sei punti per ciascun dente. Valori superiori a 3 mm indicano una condizione patologica.
Il sondaggio registra anche sanguinamento, recessione gengivale e perdita di attacco clinico. Questi dati vengono raccolti in un parodontogramma, la mappa della salute parodontale del paziente.
Radiografie e imaging
Le radiografie endorali e la OPT (ortopantomografia) permettono di valutare la perdita ossea attorno alle radici. In casi complessi, la CBCT (Cone Beam Computed Tomography) fornisce una visione tridimensionale del supporto osseo residuo.
L’imaging non sostituisce il sondaggio: i due esami insieme definiscono la stadiazione secondo la classificazione internazionale del 2017.
Trattamenti parodontali disponibili
Il piano di trattamento dipende dallo stadio della malattia. Si procede sempre dal meno invasivo al più invasivo, valutando la risposta clinica a ogni fase.
Igiene professionale e detartrasi
La seduta di igiene professionale è il primo intervento per qualsiasi forma di malattia parodontale. Tramite ablazione ultrasonica, l’igienista rimuove placca e tartaro sopragengivale.
Questo passaggio è fondamentale anche prima di trattamenti più avanzati: riduce il carico batterico e prepara i tessuti alla risposta terapeutica.
Levigatura radicolare (curettage)
La levigatura radicolare è il trattamento non chirurgico di elezione per la parodontite. Nel linguaggio comune viene spesso chiamata anche “curettage”, ma i due termini indicano azioni leggermente diverse.
Il clinico accede alle tasche sottogengivali e agisce su due fronti:
- Levigatura radicolare – rimozione del tartaro sottogengivale e lisciatura della superficie della radice, per impedire alla placca di riaderire.
- Curettage – rimozione del tessuto molle infiammato all’interno della tasca gengivale, per favorire una guarigione più sana.
Nella pratica clinica le due procedure vengono eseguite insieme, in anestesia locale e per quadranti. La risposta clinica viene valutata dopo 6–8 settimane.
Chirurgia parodontale
Quando dopo la terapia non chirurgica restano tasche profonde (oltre i 5–6 mm), si ricorre alla chirurgia parodontale. Serve a raggiungere e pulire le zone che le altre cure non sono riuscite a risolvere.
Le tecniche principali sono due:
- Lembo di Widman modificato – si scosta delicatamente la gengiva per pulire a fondo la radice, poi la si riposiziona al suo posto. Così la tasca diventa meno profonda e più facile da mantenere pulita.
- ROG (Rigenerazione Ossea Guidata) – si inseriscono piccole membrane e materiali speciali che aiutano l’osso a ricrescere dove è stato perso attorno al dente.
La scelta tra le due dipende da quanto osso si è perso e da come il paziente ha risposto alle cure precedenti.
Terapia di mantenimento
Dopo la fase attiva, il paziente entra in un programma di recall con sedute periodiche ogni 3–6 mesi. Il mantenimento è parte integrante del trattamento, non un optional.
La parodontite è una malattia cronica: senza controllo periodico, la recidiva è frequente anche in pazienti ben trattati.
Parodontologia e salute sistemica
La ricerca ha evidenziato una correlazione bidirezionale tra malattia parodontale e alcune condizioni sistemiche. I batteri parodontali e le citochine infiammatorie prodotte localmente possono entrare nel circolo sanguigno e influenzare organi distanti.
Le associazioni più studiate riguardano diabete, malattie cardiovascolari e gravidanza. Una meta-analisi su 35 studi clinici ha mostrato che il trattamento parodontale riduce l’HbA1c fino allo 0,5% a 12 mesi nei pazienti diabetici (Evidence-Based Dentistry, 2023).
Questo non significa che la parodontite causi direttamente queste patologie. Significa che la salute orale è parte della salute generale e che il parodontologo e il medico di base devono comunicare nei pazienti con condizioni sistemiche.
Approfondisci: Parodontite e malattie cardiovascolari | Gravidanza e igiene orale
Costi del trattamento parodontale
Il costo dipende dalla gravità della parodontite, dal numero di denti coinvolti e dalle terapie necessarie.
Indicativamente la terapia per:
- Una situazione parodontale iniziale può avere un costo di circa 300-600€ e può includere igiene approfondita, terapia causale e controllo dell’infiammazione gengivale.
- Una parodontite moderata può richiedere un percorso di circa 800-1.500€, con levigature radicolari, più sedute operative e rivalutazione parodontale.
- Una parodontite avanzata può arrivare a circa 2.000-4.000€ o più, soprattutto quando servono chirurgia parodontale, procedure rigenerative o trattamenti su più aree della bocca.
Questi valori sono orientativi. Il costo reale può essere stabilito solo dopo una visita diagnostica e una valutazione parodontale completa.
Domande frequenti sulla parodontologia
La parodontite si può guarire completamente?
La parodontite è una malattia cronica che si controlla, non si elimina.
Con il trattamento corretto e un programma di mantenimento regolare, la progressione si arresta e i tessuti si stabilizzano.
Il paziente può mantenere i denti per tutta la vita, a condizione di non interrompere i controlli periodici.
Quanto dura il trattamento parodontale?
La fase attiva dura generalmente da 2 a 6 mesi, in base alla gravità.
La levigatura radicolare richiede 2–4 sedute.
Se è necessaria la chirurgia, i tempi si allungano.
Dopo la fase attiva, il paziente entra in mantenimento a lungo termine con sedute ogni 3–6 mesi.
La parodontite fa cadere i denti?
Nei casi avanzati non trattati, sì.
La distruzione progressiva dell’osso che sostiene il dente porta, oltre una soglia critica, a mobilità e necessità di estrazione.
La prognosi dipende dallo stadio della malattia al momento della diagnosi e dalla risposta alla terapia. L’intervento precoce è la strategia più efficace.
Il trattamento parodontale fa male?
La levigatura radicolare viene eseguita in anestesia locale: durante la seduta non si avverte dolore.
Nelle ore successive può esserci sensibilità alla temperatura e lieve fastidio gengivale, che si risolve in 24–48 ore. La chirurgia prevede una fase di guarigione di 1–2 settimane gestibile con antidolorifici comuni.
Ogni quanto fare la visita di controllo parodontale?
La frequenza è stabilita dal parodontologo in base al rischio individuale.
In genere si parte con recall ogni 3 mesi nel primo anno, per poi passare a ogni 4–6 mesi se la risposta è positiva.
Fumatori e diabetici mantengono controlli più frequenti anche a lungo termine.
Dott. Giovanni Mazzei
Giovanni Mazzei, Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso la Prima Università degli Studi di Roma con 110/110 e la lode. Esercita l’Attività Libero-Professionale nel proprio Studio in Roma dal 1991. Diplomi di Perfezionamento Post-Universitario (oggi Master) in: Pedodonzia, Implantologia, Malformazioni Cranio-Maxillo-Facciali, Educazione Sanitaria ed Etica Professionale, Ortodontia Bioprogressiva, Chirurgia Orale. Ha frequentato -e in questi poi sempre collaborato in veste di Tutor – diversi studi privati gestiti da Docenti Universitari italiani e stranieri in Roma, Napoli, Ferrara, Modena, Londra, Timisoara, Minsk, Detroit, Pittsburgh, Pechino, Shangai e Città del Messico. Giovanni Mazzei è anche un Giornalista Pubblicista dal 2008, un Imprenditore Turistico dal 1999, del Food e del Wedding e di Eventi Musicali dal 2011. E’ un Agricoltore da sempre. Dal 2010 un dedito e felice Papà.